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Il degrado del calcestruzzo armato è la regola, non l’eccezione, negli edifici costruiti tra gli anni ’50 e ’80: pilastri con il copriferro che si stacca, travi con l’armatura a vista, balconi con le barre arrugginite. Se non viene arrestato porta a una perdita progressiva della capacità portante. Il ripristino del cemento armato segue un ciclo codificato dalla norma UNI EN 1504: diagnosi, rimozione del calcestruzzo degradato, trattamento delle armature, ricostruzione con malta strutturale di classe R3 o R4, protezione superficiale. Questa guida percorre le quattro fasi con i prodotti disponibili nelle filiali Epiù e indica il punto oltre il quale il lavoro non è più del rifinitore ma dello strutturista.
Perché il calcestruzzo armato si degrada
Il calcestruzzo sano protegge il ferro con un ambiente fortemente alcalino, pH 12–13, che mantiene sulle barre un film passivante. Due meccanismi lo distruggono.
Carbonatazione. La CO₂ dell’aria penetra nel calcestruzzo e ne abbassa progressivamente il pH sotto 9. Quando il fronte di carbonatazione raggiunge l’armatura il film passivante si rompe e il ferro comincia ad arrugginire. La diagnosi è semplice: test alla fenolftaleina su una carota estratta — la zona carbonatata non vira al fucsia.
Corrosione da cloruri. Nelle strutture costiere o esposte ai sali antigelo, i cloruri aggrediscono il film passivante anche con pH elevato. È un degrado più aggressivo e più difficile da gestire.
In entrambi i casi il fattore decisivo è lo spessore del copriferro: più è sottile, prima il fronte di carbonatazione o i cloruri arrivano alle barre. La guida alla rete elettrosaldata e alle armature riporta i minimi previsti dalle NTC 2018 per classe di esposizione: 25 mm in ambiente interno (XC1), 35 mm in XC3, 40 mm in XC4, 45 mm dove ci sono cloruri (XD1/XS1). L’ossido di ferro occupa un volume circa sei volte superiore al ferro da cui nasce: è questa espansione che fessura il calcestruzzo e lo fa saltare in lastre.
Diagnosi: segnali e verifiche in cantiere
Il degrado si legge in superficie, in ordine di gravità:
- Macchie rugginose — l’ossido migra attraverso le microfessure: la corrosione è iniziata.
- Fessure longitudinali lungo le barre — l’ossido in espansione sta fessurando il copriferro.
- Distacco del copriferro (spalling) — il calcestruzzo si stacca in lastre.
- Armatura a vista e corrosa — stadio avanzato, con sezione delle barre ridotta.
Alla vista si aggiungono la mappatura delle zone cave a percussione e il test alla fenolftaleina per misurare la profondità di carbonatazione, così da sapere quanto calcestruzzo rimuovere. Se le barre hanno perso sezione, prima di qualunque prodotto serve la relazione strutturale (vedi sotto).
Fase 1 — Rimozione del calcestruzzo degradato
Si rimuove tutto il calcestruzzo distaccato o carbonatato fino al materiale sano: almeno 20–30 mm oltre la zona visibilmente degradata, e almeno 10 mm dietro l’armatura, così che la malta possa avvolgere la barra per intero. Lasciare calcestruzzo carbonatato a contatto con il ferro significa ripetere il ripristino entro pochi anni: la corrosione riparte sotto la malta nuova. I bordi dell’area rimossa vanno tagliati netti, non a sfumare, perché la malta di ripristino non regge in spessori che tendono a zero.
Fase 2 — Trattamento delle armature
Le barre messe a nudo vanno riportate al metallo pulito e ripassivate:
- Pulizia meccanica — sabbiatura al grado Sa 2–2,5 secondo UNI EN ISO 8501-1, che rimuove ossido e residui aderenti.
- Convertitore di ruggine — sui residui che la sabbiatura non raggiunge, trasforma l’ossido in un sale stabile. Con Ferox, disponibile in filiale, si tratta chimicamente ciò che resta dopo la pulizia meccanica: le due tecniche sono complementari, non alternative.
- Primer anticorrosivo — ripristina il film passivante attorno alla barra, a base di cemento modificato o epossidico bicomponente. Va applicato subito dopo la pulizia, prima che l’ossidazione riparta.
Fase 3 — Ripristino volumetrico con malta EN 1504-3
La ricostruzione si fa con una malta di ripristino strutturale conforme alla EN 1504-3, classe R3 o R4, applicata in spessori da 10 a 50 mm in uno o più strati. Le caratteristiche che contano: additivi a ritiro compensato, così la malta non si stacca dal supporto ritirandosi; primer di adesione sui substrati lisci; rete di rinforzo oltre i 50 mm di spessore. Una malta cementizia normale non va bene: il ritiro volumetrico fa perdere l’aderenza e il ripristino si distacca.
Le malte Mapegrout per il calcestruzzo degradato sono descritte nella guida al risanamento: Mapegrout Thixotropic per le applicazioni in verticale e sottosquadro, Mapegrout 430 fibrorinforzata, Mapegrout SFR 4 con microfibra d’acciaio per gli ambienti aggressivi. La scelta tra R3 e R4 dipende dalla classe di resistenza richiesta dal progetto: in filiale si verifica sulla scheda tecnica.
Fase 4 — Protezione superficiale
Ricostruire non basta: il calcestruzzo, nuovo e vecchio, va protetto dalla CO₂ e dall’acqua che hanno causato il degrado.
| Prodotto | Quando usarlo |
|---|---|
| Rivestimento elastomerico anti-carbonatazione | superfici esterne, cicli termici, microfessure da coprire |
| Impregnante silossanico | calcestruzzo con copriferro sufficiente e nessun degrado attivo: idrorepellenza senza film |
| Smalto epossidico | ambienti aggressivi: industriali, costieri, parcheggi |
Un rivestimento elastomerico anti-carbonatazione dura 15–20 anni con un’ispezione ogni 5 anni; senza manutenzione 8–12. Sui balconi il ripristino dei frontalini si completa con l’impermeabilizzazione del piano di calpestio: guaina liquida sui dettagli e le superfici piccole, e la guida all’impermeabilizzazione di terrazzi e balconi per il ciclo completo.
Ringhiere e parti metalliche
Sui balconi il ferro a vista non è solo quello delle armature. Il ciclo classico per ringhiere e carpenterie: sabbiatura o carteggiatura fino al metallo pulito, primer anticorrosivo (allo zinco epossidico per i cantieri esigenti), finitura con smalto ferromicaceo, le cui scaglie di mica creano una barriera fisica contro ossigeno e umidità. In filiale: Arex Ferox convertiruggine per le superfici già ossidate, Oikos NV Antiruggine come fondo e Oikos NV Ferromicaceo o Chreon Isometal per la finitura; per le ringhiere residenziali gli smalti Boero Magnum (all’acqua) e Litron (a solvente), con la scelta spiegata nella guida allo smalto all’acqua o a solvente.
Quando serve una relazione strutturale
Se la sezione dell’armatura è ridotta dalla corrosione, il ripristino non è più un intervento di finitura. Va segnalato per iscritto al committente; l’intervento deve essere progettato da un tecnico strutturale abilitato; la sola applicazione dei prodotti non certifica la sicurezza dell’elemento. Procedere con un semplice ripristino estetico su strutture con armatura significativamente ridotta espone a responsabilità civile e penale.
Sul piano amministrativo, gli interventi di protezione superficiale e ripristino che non modificano la geometria della struttura di norma non richiedono un titolo edilizio specifico; quando la capacità portante è compromessa, la perizia strutturale è obbligatoria e con essa le pratiche che il tecnico indica.
Tabella riassuntiva del ciclo
| Fase | Cosa si fa | Riferimento | Prodotti citati |
|---|---|---|---|
| Diagnosi | segnali visivi, percussione, fenolftaleina | — | — |
| 1 · Rimozione | fino al sano, 20–30 mm oltre il degrado, 10 mm dietro la barra | UNI EN 1504 | — |
| 2 · Armature | sabbiatura Sa 2–2,5, convertitore, primer passivante | UNI EN ISO 8501-1 | Ferox |
| 3 · Ripristino | malta R3/R4 a ritiro compensato, 10–50 mm | EN 1504-3 | Mapegrout Thixotropic, 430, SFR 4 |
| 4 · Protezione | elastomerico, silossanico o epossidico secondo esposizione | — | scelta in filiale sulla scheda tecnica |
| Metallo a vista | pulizia, primer, ferromicaceo | — | Arex Ferox, Oikos NV Antiruggine, Oikos NV Ferromicaceo / Chreon Isometal, Boero Magnum, Boero Litron |
Domande frequenti
Sì: almeno 10 mm di spazio libero dietro l'armatura, così la malta la avvolge per intero, e 20–30 mm oltre la zona visibilmente degradata. Il calcestruzzo carbonatato lasciato a contatto con il ferro fa ripartire la corrosione sotto il ripristino.
La sabbiatura è preferibile: porta la barra al grado Sa 2–2,5. Il convertitore serve sui residui che non si riescono a rimuovere meccanicamente. Le due tecniche sono complementari, poi si applica il primer passivante.
No: il ritiro volumetrico causa la perdita di aderenza e il ripristino si stacca. Serve una malta conforme alla EN 1504-3, classe R3 o R4, con additivi a ritiro compensato.
15–20 anni con manutenzione periodica, cioè un'ispezione ogni 5 anni. Senza manutenzione, 8–12 anni.
Gli interventi di protezione superficiale e ripristino che non modificano la geometria della struttura di norma non richiedono un titolo edilizio specifico. Se la capacità portante è compromessa, la perizia di un tecnico strutturale è obbligatoria, e con essa le pratiche che il tecnico indica.
Il minimo dipende dalla classe di esposizione secondo le NTC 2018: da 25 mm in ambiente interno (XC1) a 45 mm dove ci sono cloruri (XD1/XS1). Con un copriferro insufficiente il fronte di carbonatazione raggiunge prima le barre e innesca il distacco.
Consulenza in filiale Epiù
Porta in filiale una foto del degrado e indica il tipo di elemento — balcone, pilastro, trave — e l’ambiente in cui si trova. I nostri tecnici ti aiutano a comporre il ciclo: convertitore, primer, malta EN 1504 e protezione. Trova la filiale Epiù più vicina.
